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NicaraguaNon molto favorito quanto a risorse naturali, il N. fu scarsamente sollecitato all'epoca della dominazione spagnola e successivamente quando passò in pratica da una dittatura all'altra (l'ultima, quella dei Somoza, protrattasi fino al 1979), tutte in genere strettamente legate a grandi compagnie statunitensi. È di conseguenza un Paese povero, arretrato, economicamente basato sull'agricoltura, attività che peraltro non garantisce sempre nemmeno l'autosufficienza alimentare. La guerra civile, che pose fine agli oltre 40 anni di dittatura della famiglia Somoza, costò al Paese perdite enormi in vite umane, danni ingenti alle città (distrutte per il 50%) e alle infrastrutture viarie, elevatissimi indebitamenti con l'estero, rovinosi crolli delle produzioni agricole e zootecniche, nonché la quasi completa paralisi delle attività industriali e commerciali: si calcola che nel 1979 il prodotto nazionale fosse diminuito di un terzo. Il nuovo governo espropriò naturalmente i beni di Somoza (le sole proprietà agricole corrispondevano al 25% dell'arativo totale) e le aree non coltivate, ridistribuendo le terre confiscate a ca. 60.000 famiglie contadine; nazionalizzò le banche private, le compagnie di assicurazione, i settori minerario, forestale e della pesca; istituì una serie di enti pubblici per incrementare le principali produzioni e controllare il relativo commercio. Taluni errori nella politica economica governativa, il protrarsi della guerriglia e l'embargo statunitense, nonché un certo peggioramento delle ragioni di scambio, non hanno permesso al Paese neppure durante gli anni Ottanta di sperimentare un atteso innalzamento del tenore di vita. Falliti il rilancio del settore primario, anche per l'insufficienza dei risultati ottenuti dalla riforma agraria, e il consolidamento del settore industriale, penalizzato pure da carenze energetiche, si è anzi registrata una diminuzione del prodotto nazionale lordo (più accentuata nella considerazione pro capite con il raggiungimento di 830 dollari), assorbito in misura crescente da spese militari (fino al 35-40%); a causa dell'iperinflazione generatasi (massimo del 35.000% nel 1988) il potere d'acquisto è crollato, verificandosi contemporaneamente un accentuato allargamento del debito estero, giunto a equivalere a 2,5 volte il prodotto nazionale. Ancor prima della conquista del governo da parte dello schieramento liberale, il deterioramento della situazione economica ha così indotto nel 1989 ad adottare un programma d'austerità basato su forti tagli alle spese e agli organici dell'amministrazione pubblica, accompagnato da numerose svalutazioni. Revocato l'embargo da parte degli Stati Uniti, il governo Chamorro intende perseguire una larga privatizzazione della struttura produttiva nazionale, trovandosi però ad agire in condizioni di indubbia difficoltà, con un tasso di disoccupazione attorno al 40% e una realtà sindacale egemonizzata dal movimento sandinista.

Agricoltura e allevamento

Benché arativo e colture arborescenti occupino solamente il 9,8% della superficie territoriale, l'agricoltura interessa il 39% della popolazione attiva; grazie agli ingenti aiuti internazionali, già nel 1981 erano stati recuperati i livelli produttivi precedenti la guerra civile, le persistenti difficoltà economiche hanno portato a un consolidamento delle colture destinate all'alimentazione locale e a una più che proporzionale riduzione di quelle d'esportazione.
I principali prodotti alimentari destinati al mercato interno sono il mais (ca. 3 milioni di q), il riso e il sorgo (complessivamente 1,8 milioni di t), la manioca e taluni prodotti ortofrutticoli, come fagioli, ananas, agrumi, ecc.; il settore si regge però sui proventi delle colture di piantagione, in particolare sul caffè (420.000 q), principale prodotto d'esportazione, che trova un ottimo ambiente nei fertili terreni vulcanici del versante del Pacifico tra i 600 e i 1000 m, sul cotone (620.000 q tra fibra e semi), sulle banane (ca. 1,3 milioni di q), sulla canna da zucchero e sul cacao. Costituisce una rilevante fonte di ricchezza il manto forestale che abbonda di essenze pregiate come mogano, cedro e palissandro; si ricavano annualmente quasi 4 milioni di m3 di legname. Un settore in sviluppo notevole, tanto da consentire una certa esportazione, è quello zootecnico, incentrato sull'allevamento bovino (ca. 1,6 milioni di capi); discreta consistenza hanno anche i suini (650.000) e i volatili da cortile (ca. 7 milioni). La pesca è praticata soprattutto lungo la costa atlantica; il pescato annuo è di ca. 4600 t.

Risorse e industria

Le risorse minerarie non sono molto ingenti; le principali consistono in oro e in argento; sono inoltre presenti miniere di rame, piombo e zinco. Assai modesta è anche la produzione d'energia elettrica (1070 milioni di kWh), per lo più di origine termica. L'industria si basa essenzialmente sulla lavorazione dei prodotti locali; comprende perciò zuccherifici, birrifici, manifatture di tabacchi, conservifici per la carne, cotonifici, oleifici, ecc.; funzionano una raffineria di petrolio a Managua, alcuni cementifici e un cantiere navale presso Puerto Cabezas.

Vie di comunicazione e commercio.

La rete delle comunicazioni non è né estesa né efficiente. Le ferrovie si sviluppano per 344 km, lungo il versante del Pacifico, e non si raccordano con quelle degli Stati vicini; le due linee più importanti collegano, l'una Managua con il porto di Corinto, il maggiore del Paese (scali marittimi di rilievo sono anche San Juan del Sur, sul Pacifico, e Puerto Cabezas sul Mar delle Antille), l'altra Managua con la città di Granada. Del pari le arterie stradali, solo in parte asfaltate, interessano essenzialmente le regioni volte al Pacifico; il collegamento stradale con l'Honduras e la Costa Rica è assicurato dal tratto nicaraguense (383 km) della Carretera Panamericana. Un certo ruolo riveste tuttora la navigazione nei laghi e lungo i corsi terminali dei fiumi tributari del Mar delle Antille. È infine discreto il servizio aereo, assicurato dalla AERONICA (Aerolíneas de Nicaragua), che effettua servizi sia interni sia con il Guatemala, il Messico e gli Stati Uniti; principale aeroporto è quello internazionale di Managua. Non molto rilevante è il movimento commerciale; gli scambi con l'estero, durante gli anni Ottanta, hanno segnato deficit crescenti dovuti dapprima agli effetti della guerra civile, quindi all'embargo statunitense. Il N. esporta caffè, cotone, carne e zucchero, mentre importa materie prime per l'industria, macchinari, generi alimentari; l'interscambio si svolge con gli Stati Uniti, seguiti dalla Germania, dalla Costa Rica e dal Giappone; tra il 1980-90 ruolo particolare hanno assunto i Paesi dell'ex COMECON (soprattutto come fornitori). In tale decennio si è anche ingrandito notevolmente il debito estero, giunto a equivalere a due volte il valore del prodotto nazionale lordo.