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News: HANNO UCCISO VITTORIO ARRIGONI

“Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un anno e sono più bravi, ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora più bravi, però ci sono quelli che lottano tutta la vita: essi sono gli imprescindibili.” Bertolt Brech

Vittorio Arrigoni era un imprescindibile. Vittorio faceva la differenza. Vittorio era un eroe. E il suo assassinio rientra nel novero delle azioni inqualificabili; un’azione che neppure la più spietata delle organizzazioni terroristiche avrebbe il coraggio di rivendicare con orgoglio e a cui non si può rispondere con indifferenza o con esecrabili refrain del tipo “se l’è cercata” o “è stato ucciso dalle stesse persone che difendeva“. Ieri, tra le migliaia di articoli, contributi, commenti che sono apparsi sul web, mi sono imbattuta in qualche blog in cui si dichiarava che invece di perder tempo a commemorare un “utile idiota” un “amico dei terroristi perito per mano dei suoi amici”, ci si sarebbe dovuti occupare dei prigionieri israeliani che Hamas si ostina a non voler liberare. In sostanza, si sosteneva che un prigioniero israeliano fosse più importante di un morto filo-palestinese. Ma non voglio soffermarmi troppo a dar credito a simili bestialità. Voglio raccontare delle decine di bandiere italiane che, in questo stesso istante, svettano sotto il cielo di Gaza. Delle migliaia di persone che stanno scrivendo il nome di Vittorio sulla loro pelle, perché la sua morte non sia una morte vera, perché insieme al suo corpo non venga sepolta e infangata la lotta di una vita. Vittorio chiedava il cessate il fuoco, voleva che la si smettesse di prendere a calci delle bambine di sei anni perché tentano di proteggere le madri, che si smettesse di uccidere (cinquanta palestinesi hanno perso la vita dall’inizio del 2011, nessun israeliano) e che si cominciasse ad ascoltare la seppur debolissima voce del popolo palestinese. Ascoltare. Nient’altro. Voglio ricordare Vittorio per quello che davvero è stato e per quel che la sua opera volontaria e disinteressata ha rappresentato per l’intero popolo palestinese, popolo nel quale non mi sento di annoverare la frangia salafita che si è macchiata dell’uccisione di quello che Giulietto Chiesa ha definito “un eroe dei nostri tempi”. Chiunque abbia ucciso Vittorio non è un palestinese. Può avere la nazionalità palestinese, essere nato in Palestina, provenire da un albero genealogico che affonda le sue profondissime ed intricate radici solo ed eslcusivamente in Palestina, ma non è e non sarà mai un palestinese. Perché, ammazzando Vittorio, ha agito contro gli interessi del suo popolo; perpretrando un omicidio barbaro e insensato ha indebolito la resistenza all’occupazione israeliana, piegato le speranza delle migliaia di persone che confidavano nell’aiuto di Vittorio per poter tornare finalmente liberi e -in buona sostanza- fatto un enorme favore a tutte quelle frange estremiste israeliane che da anni ne invocavano la morte. Giulietto Chiesa, così come moltissimi altri, ci mette sull’allerta, sostenendo che: “Useranno l’inganno per perpetrare le loro violenze. Come in questo caso orribile. Hanno usato la sigla ‘salafita’ perchè si riversasse sul mondo islamico l’esecrazione inevitabile. Ma era un trucco, ovviamente ignobile, per dirottare l’attenzione. Non volevano nessuno scambio di prigionieri. Volevano uccidere Vittorio. Un ragazzo meraviglioso. Coraggioso, pieno di abnegazione, di idee buone. Scriveva ‘restiamo umani’: era la sua sigla. Niente è stato detto di più aderente alla realtà di cui avremmo bisogno, di fronte alla disumanità che lui ci aveva raccontato: la ferocia dell’assalto contro Gaza, la determinazione di uccidere i civili, di sterminare ‘gli scarafaggi’ che osano esistere in un luogo che Israele ha deciso essere suo. Ma Vittorio è stato ucciso perchè resisteva contro un nemico molto più grande“. Colpendo Vittorio, si è inteso colpire il cuore pulsante della resistenza palestinese. Perché di resistenza si tratta. Resistenza ad attacchi quasi quotidiani ed indiscriminati, che comprendono rastrellamenti di giovanissimi adolescenti, uccisioni di contadini che si ostinano a voler coltivare “la terra sbagliata”, bombardamenti e raid in piena regola che non fingono neppure di volersi tenere a distanza da obiettivi civili. RIPRESO DA: continua su: http://www.fanpage.it/lamento-in-morte-di-vittorio-arrigoni/#ixzz1JigOvb68 Fanpage Social Media

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